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Karl Raimund Popper 1902

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Dom Lug 27, 2008 8:25 pm




Karl Raimund Popper
Vienna, 1902 - 1994


VITA
Nato a Vienna il 28 luglio 1902, Karl Raimund Popper, attratto negli anni Venti dalle idee socialiste, che poi rifiuterà, è ammesso, come assistente sociale, all'Istituto pedagogico di Vienna, da cui esce abilitato nel l927. Sono anni in cui fa molte esperienze intellettuali (musica, fisica, matematica, politica) e lavora per un certo periodo presso la clinica di consulenza per l'infanzia di Alfred Adler. Nel 1928 si laurea in filosofia con lo psicologo Karl Bühler e l'anno seguente ottiene la qualifica di insegnante di matematica e fisica nelle scuole medie, dove insegnerà dal l930 al l936. Benché non fosse membro del Wiener Kreis, Popper intrattiene rapporti con Hans Hahn, Rudolf Carnap, e Herbert Feigl, con Otto Neurath che aveva conosciuto nel Biennio Rosso (l9l9-20), e più tardi con Kurt Gödel e Alfred Tarski. Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, per la sua origine ebraica, emigra in Nuova Zelanda, dove insegna, dal l937 al l945, al Canterbury University College di Christchurch. All'inizio del 1946 accetta il lettorato di logica e poi di metodologia alla London School of Economics dove, nel l949, diventa professore ordinario e successivamente capo del Dipartimento di Filosofia. che lascia, nel 1969, non senza aver formato numerosi allievi, tra cui Paul K. Feyerabend e Imre Lakatos che, pure, in futuro lo criticheranno senza indulgenza. Negli anni Cinquanta Popper ha avuto numerosissimi riconoscimenti per la sua attività di ricerca: dalla nomina a membro della Royal Society sino all'investitura del titolo di baronetto nel 1965. È morto nel l994.


OPERE
La bibliografia delle opere di K. Popper è raccolta da T. E. Hansen, Bibliography of the Writings of Karl Popper nel volume curato da P. A. Schilpp, The Philosophy of K. Popper, vol. I, La Salle, 1974. pp. 1199- 1287. Tra le sue opere principali, tradotte in italiano, ricordiamo: Scienza e filosofia, Torino, l969;Logica della scoperta scientifica, Torino, 1970; Congetture e confutazioni, Bologna, 1972; Epistemologia, razionalità e libertà, Roma, 1972; La società aperta e i suoi nemici, 2 voll., Roma, 1973; Miseria dello storicismo, Milano, 1975; Conoscenza oggettiva, Roma, l975; La ricerca non ha fine. Autobiografia intellettuale, Roma 1976; (con J. C. Eccles) L'io e il suo cervello, 3 voll., Roma 1982; (con H. Marcuse) Rivoluzione o riforme?, Roma 1983; Società aperta, universo aperto, Roma 1984; Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Milano, 1984; I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza, Milano, 1987; La lezione di questo secolo, Venezia, 1992; Una patente per fare TV, in K. R. Popper - J. Contry, Cattiva maestra televisione, Roma, 1994; Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Roma, 1994; Il mito della cornice, Bologna, 1996; Tre saggi sulla mente umana, Roma, 1996.

PENSIERO
Alla base del "razionalismo critico" di Popper c'è il principio di "falsificabilità" che egli oppone a quello di «verificabilità» del neopositivismo viennese: nessuna teoria può essere fondata conclusivamente sull'esperienza (induzione), perché può sempre intervenire un dato osservativo che falsifica l'ipotesi scientifica. Ciò conduce, in ambito epistemologico, ad una concezione fallibilistica della ricerca scientifica e in ambito filosofico ad un nuovo criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, per cui è scientifica un'asserzione suscettibile di "falsificazione" e metafisica un'asserzione che non lo è. Attirato dall'ideale socialista, Popper diviene presto scettico sul carattere scientifico del marxismo e sulla sua legittimità etica, interpretandolo come modello di "società chiusa", a cui oppone l'ideale liberale di una "società aperta", senza abbandonare l'idea di giustizia sociale e un certo ottimismo riformista.
Fonte.




Violenza e TV. Intervista al filosofo

DOMANDA: Sono state fatte obiezioni contro le sue proposte di regolamentazione dell'informazione televisiva. Molti, ad esempio, giudicano paradossale che un liberale come lei affermi la necessità di limitare la libertà di espressione. Che cosa ne pensa?

Perché dovrebbe essere antiliberale o paradossale, per un liberale come me, affermare la necessità di limitare la libertà? Ogni libertà deve essere limitata. Non esiste libertà che non abbia bisogno di essere limitata. Dovunque ci sia libertà la miglior forma di limitazione è quella che risulta dalla responsabilità dell'uomo che agisce: se è un irresponsabile cadrà sotto i colpi della legge. La sua libertà sarà limitata dalla legge, se necessario anche per tutta la durata della sua vita. Certo noi speriamo che una tale necessità sparisca un giorno. E' questo che definisce lo sviluppo della civiltà: aumentare il grado di incivilimento e ridurre la necessità di imprigionare delle persone per tutta la vita. In ciò si vede lo sviluppo di una civiltà. Ma ciò non vuol dire affatto che sia paradossale per un liberale come me affermare che bisogna limitare la libertà di espressione.

DOMANDA: Lei pensa che i princìpi di regolamentazione dovrebbero valere non solo per i lavoratori della televisione, ma anche per quelli del cinema e della radio?

La mia proposta è questa: fondare una istituzione come quella che esiste per i medici. I medici si controllano attraverso un Ordine: la cosa non riesce sempre perfettamente. Ci sono medici che fanno gravi errori e medici che commettono dei crimini. Ma ci sono sempre le regole elaborate dall'Ordine. Beninteso, il Parlamento ha un potere legislativo superiore a quello dell'ordine dei medici. In Germania e in Inghilterra questa istituzione si chiama Camera dei medici. Sul loro modello si potrebbe creare un Istituto per la televisione.
La mia proposta è che tutti coloro che lavorano per la televisione siano registrati provvisoriamente come membri dell'Istituto per la televisione. In seguito dovrebbero partecipare a una serie di corsi per sensibilizzarsi al pericolo che la televisione fa correre ai bambini, agli adulti e all'insieme della nostra civiltà. Così molti scoprirebbero aspetti ignorati della propria professione e sarebbero indotti a considerare in modo nuovo la società e il vostro ruolo. Ritengo che in un secondo tempo dovrebbero sostenere un esame per controllare se si sono impadroniti delle idee fondamentali. Superato l'esame, dovrebbero prestare giuramento come i medici: dovrebbero promettere di tenere sempre presenti quei pericoli e di agire di conseguenza in modo responsabile.

Tratto dall'intervista "Televisione e violenza" - Inghilterra, Kenley, abitazione Popper, martedì 13 aprile 1993

Admin - AnnaGarofalo
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