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26 Settembre 1889 - Martin Heidegger

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Lun Set 15, 2008 1:08 am




Martin Heidegger nacque a Messkirch, nel Baden-Württemberg, il 26 settembre 1889. Dopo aver cominciato studi di teologia a Friburgo in Brisgovia, cambiò facoltà per dedicarsi allo studio delle scienze naturali, della matematica e della filosofia. I suoi primi interessi filosofici si orientano verso lo studio del pensiero aristotelico (in un primo tempo attraverso la mediazione di Brentano e del teologo Carl Braig) e di quello di Husserl. Nel 1913 conseguì il dottorato discutendo (relatore il filosofo cattolico A. Schneider e correlatore H. Rickert) una dissertazione dal titolo La dottrina del giudizio nello psicologismo, in cui polemizza con la concezione psicologistica della logica. Nel 1915 ottenne la libera docenza con un lavoro su La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto (fondato però sulla Grammatica speculativa che non è autentica, e che è da attribuirsi allo scotista Tommaso da Erfurt). Il lavoro, presentato dal neo-kantiano Heinrich Rickert, risente anche dell'influenza di Emil Lask nonché di Edmund Husserl. Nello stesso anno, consegue la venia legendi con una lezione sul tema Il concetto di tempo nella scienza della storia. Nel 1915 fu chiamato a prestare servizio militare dal quale - assegnato al servizio postale e poi a quello metereologico - si congedò nel 1918, potendo peraltro mantenere i contatti con l'università. Nel 1919, ritornato a Friburgo, cominciò la sua collaborazione con Husserl del quale divenne assistente e al quale dedicò il suo capolavoro, Essere e tempo (1927), pubblicato sullo Jahrbuch für Philosophie und Phänomenologische Forschung. Rimase a Friburgo fino al 1923, anno in cui, per interessamento di Paul Natorp, fu nominato professore a Marburgo. Professore prima a Marburgo, poi a Friburgo e per breve tempo rettore di questa Università, Heidegger si tenne appartato dalla cultura ufficiale nel periodo del nazismo, per quanto in un discorso pronunciato da lui come rettore nel 1933, L'autoaffermazione dell'università tedesca, traspaiano i suoi legami con il regime (che non sono tuttora chiari e che in questi ultimi anni hanno dato luogo ad accese polemiche, sulle quali è ancora prematuro fare il punto). Il discorso suscitò reazioni negative nell'ambiente filosofico internazionale, tanto che fu bollato da Benedetto Croce, in un articolo apparso su La critica, come «indecente e servile». Essere e tempo rimase incompiuto, ma integrazioni rispetto all'opera possono essere considerati Kant e il problema della metafisica (1929), L'essenza del fondamento (1929) e Che cos'è la metafisica (1929).
Negli anni che seguirono a questi scritti, cioè a partire dal 1930 , l'indagine di Heidegger subisce una svolta decisiva, che si è espressa negli scritti seguenti: Hölderlin e l'essenza della poesia (1937); La dottrina platonica della verità (1942); L'essenza della verità (1943); Lettera sull'umanismo (1947); Holzwege (Sentieri interrotti, 1950); Introduzione alla metafisica (1956); Che cosa significa pensare (1954); Conferenze e saggi (1954); Che cos'è questo - La filosofia? (1956); Sulla questione dell'essere (1956); Identità e differenza (1957); Il principio del fondamento (1957); La rassegnazione (1959); In cammino verso il linguaggio (1959); Nietzsche (2 voll., 1961); Il problema della cosa (1962); La questione del pensiero (1969).
Heidegger è morto a Messkirch il 26 maggio del 1976.


Fonte.




La possibilità come esistenziale non significa un poter-essere indeterminato del genere della "libertà indifferente" (libertas indifferentiae). L'Esserci, in quanto emotivamente situato nel suo essere stesso, è già sempre insediato in determinate possibilità e, in quanto è quel poter-essere che è, ne ha già sempre lasciate perdere alcune; rinuncia incessantemente a possibilità del suo essere, riesce a coglierne talune oppure fallisce. Ciò significa che l'Esserci è un esser-possibile consegnato a se stesso, una possibilità gettata da cima a fondo. L'Esserci è la possibilità di esser libero per il più proprio poter-essere. L'esser-possibile è trasparente a se stesso secondo le modalità e gradi diversi.


(M. Heidegger, Essere e tempo, a cura di P. Chiodi, Torino, UTET, 1994, pp. 237-38)


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