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Al di là della ricezione passiva

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Messaggio Da Simonetta Putti il Gio Ott 30, 2008 5:51 pm




Le pompe d’intuizione sono degli esperimenti di pensiero, come la caverna di Platone o il Diavoletto di Cartesio, il contratto socale di Hobbes o gli imperativi categorici di Kant. Esercizi d’immaginazione, che indirizzano il modo di affrontare un problema. E’ questa la vera storia della filosofia : molti colleghi lo hanno dimenticato, ma gran parte delle idee filosofiche sono pompe d’intuizione.” (Daniel C. Dennet)




A chiusura della prima serie di incontri del caffè Filosofico, Anna Garofalo scriveva alcune note non solo riassuntive del detto ma stimolanti anche una successiva fase di ricerca.

Circoscrivendo il tema della Trasmissione verso un orizzonte di azione e apertura, si evidenziava come spesso ci situiamo in una dimensione che vede la nostra essenza ridursi quasi a quella di meri consumatori, in quanto nel riflettere e nel formulare opinioni incameriamo e quindi trasmettiamo quello che altri (spesso per proprio profitto) producono per noi.

Ciò in luogo del creare un nostro pensiero, articolando una opinione che sia interamente nostra, connessa alla nostra storia,formazione, esperienza.

Ovvero replichiamo anziché creare.

Potremmo avviarci alla nuova serie di incontri, portando con noi la strumentazione concettuale conquistata e porci domande sul nostro rapporto con i media.

Nella prospettiva di C.G. Jung, possiamo dire che spesso agiamo - nel sentire / pensare - un modo collettivo anziché individuale.

Uscire dalla dimensione di ricezione passiva per accedere alla più adulta dimensione della creazione di senso è impresa possibile; occorre prendere atto della nostra condizione di consumatori di contenuti e valori ( o pseudo valori) spesso imposti e, assunta una posizione etica verso questi, farsi responsabilmente carico del cambiamento possibile.

Non mancano idee e spunti di riflessione dai quali partire.

Derrick de Kerckhove ha evidenziato che la convergenza dei media on line sembra rappresentare la fine dell’esperienza di massa, ma non sembra significare necessariamente la fine degli stessi media individuali. Infatti, strumenti differenti di comunicazione propongono differenti configurazioni d’uso e diversi raggruppamenti sociali. Ogni medium ha creato una propria dinamica: basta riflettere, come esempio, sulla posizione isolata del lettore silenzioso, replicata dal computer isolato in termini elettronici, sino alla convergenza ipermediale che porta radio, TV, stampa e dati nella stessa piattaforma.

Le dinamiche indotte dai media vanno a configurare tre diverse categorie di fruizione: unilaterale (radio, TV); bilaterale ( telecomunicazioni, telefono); personale e interattiva (Internet, Web).

Radio e Televisione - media unilaterali – emettono contenuti, destinati prevalentemente alle grandi masse, caratterizzati dall’avere una rapida obsolescenza ed un basso valore di riuso.

I media sopra detti si rivolgono a consumatori “passivi” in quanto possono soltanto recepire i contenuti diffusi … seppur con una differenza: la televisione passivizza lo spettatore obbligandolo a star fermo davanti allo schermo; la radio consente all’ascoltatore di muoversi.

Si può comunque osservare che i fruitori passivi di radio e televisione divengono partecipanti attivi in una coscienza collettiva costituita dal fatto che – esattamente nel medesimo tempo – ognuno riceve la medesima informazione diramata.

Internet e il Web – media personali – accedono allo spazio pubblico, al cyber spazio pubblico: una dimensione condivisibile e espandibile nella quale- se vogliamo - potremo sempre avere un posto e una posizione che dipendono soltanto da noi.

Ricordata la posizione di de Kerckhove, sottolineo che la fase della ricezione può assumere connotazioni anche attive.

Posti di fronte ai contenuti che i media (Televisione in primis) ci trasmettono possiamo recuperare una distanza emotiva che ci consenta una lettura critica e – ove ne ricorrano le circostanze – la messa in discussione, il rigetto, la proposizione di alternative.

Collegati al nostro computer – quindi immersi nel cyberspazio e potenzialmente in comunicazione con infiniti altri – consapevoli di esser parte di una mente connettiva, possiamo cercare di realizzare quella intelligenza collettiva di cui ci ha parlato Pierre Lèvi.

Nei termini minimi, i concetti di “Intelligenza collettiva” e di “mente connettiva” possono essere considerati come una “pompa d’intuizione” nell’ottica proposta da Daniel C. Dennet.

Orientiamoci, dunque, verso un percorso che ci consenta di "produrre pensiero" e "lasciare traccia".

Simonetta Putti

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