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L'Italia compie 150 anni

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Mer Mag 05, 2010 12:17 pm


Nel 1861, dopo le guerre contro gli Austriaci e conclusa la spedizione di Garibaldi in Sicilia, termina il lungo periodo di lotta politica e militare che conduce l’Italia all’unificazione. Il 17 marzo di quell’anno a Torino viene proclamata l’unità nazionale e la città diventa la prima capitale d’Italia.

Durante il Risorgimento aveva accolto tutti gli esuli che, giunti da ogni parte della penisola, avevano maturato una comune aspirazione unitaria e qui era stata elaborata la strategia politica che avrebbe portato all’unificazione.

La nuova storia dell’Italia, indipendente e unita, parte quindi da Torino il 17 marzo di un secolo e mezzo fa.
La città resta capitale per quattro anni, fino al 1865, quando la centralità del governo del Regno si sposta a Firenze. La sede viene stabilita a Roma a partire dal 1871, quando l’unificazione del Paese è ormai definitivamente completata.

Nel 1911 e nel 1961, in occasione del Cinquantenario e del Centenario dell'unificazione nazionale, Torino torna ad essere il centro del Paese: le grandiose celebrazioni che vi si tengono per i due anniversari attraggono oltre 6 milioni di visitatori ciascuna.

Nel 2011 l'Italia compie 150 anni e anche questa volta Torino festeggerà l’anniversario con un grande evento.
Fonte. Sito Anniversario





GENOVA — «Trasformare l’anniversario dei 150 anni dell’Unità in un nuovo innamoramento del nostro essere italiani »: così aveva detto lunedì il cardinale Angelo Bagnasco, con un appello in bilico tra passione e azzardo. A Giorgio Napolitano, che ha ovviamente apprezzato il patto con la Chiesa, basta di meno. Si accontenta di un obiettivo più realistico — «incitare noi stessi ad avere un po’ più di orgoglio nazionale» — che sarebbe comunque un risultato notevole, in giorni nei quali sul Giubileo della Nazione la politica torna a dividersi.
l’Italia ha in sé — nella propria storia, — le energie per affrontare la grande crisi che percorre il pianeta. Ce la può fare, a patto che si riesca a mobilitarci insieme, senza coltivare divisioni (magari attraverso un federalismo spinto e poco solidale) che produrrebbero di fatto un Paese a due, o tre, velocità.
Fonte. Corriere della Sera
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