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"Lasciamo da parte quella melensa definizione della filosofia come amore della sapienza che porta lontano dal significato autentico della filosofia. Philos vuol dire aver dinanzi qualcosa di cui si ha cura come di se stessi". (Emanuele Severino, 21-09-2008 Festival di Filosofia a Modena)

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26 febbraio 1929 EMANUELE SEVERINO

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Sab Feb 26, 2011 11:03 pm


Severino,
come egli stesso ricorda in un'intervista, rammenta quando formulò le
sue idee per la prima volta, quelle idee destinate a suscitare così
tanto stupore. Aveva ventitrè anni, era già libero docente
all'Università, e un giorno stava lavorando attorno al primo libro della
"Fisica" di Aristotele, su nello studiolo, quando fu travolto da
un'ondata d i pensieri nuovi: " fu come trovarsi in un vortice, in
un maelström, e in basso apparve la terra. L'essere eterno mi si
presentò in questo modo, aveva il carattere di questo fondo marino

". Da lì ebbe inizio la sua avventura filosofica.
La filosofia di Emanuele Severino si innesta nel dibattito ontologico
avviato da Heidegger e, tuttavia (a differenza di Heidegger), si propone
un ritorno all'antico pensiero di Parmenide di Elea. Per Severino la
questione principale da affrontare risale alla metafisica classica e
riguarda la contraddizione o meno tra l'essere e il non essere o divenire
. Il filosofo affronta il problema tenendo presenti autori
contemporanei quali Nietzsche e Heidegger. La tesi generale è che il
peccato e l'errore dell'Occidente e del cristianesimo compreso
consistono nell'essersi allontanato dal precetto parmenideo secondo il
quale tra solo l'essere è e può essere pensato e definito
. Scegliendo di non rispettare l'insegnamento di Parmenide e
introducendo il divenire nel pensiero e nella storia, l'Occidente si è
trovato in una situazione senza uscita che ha portato all'attuale
dominio della ragione e della tecnica. Quindi bisogna ritornare a Parmenide
.
Il peccato originale dell'Occidente è avvenuto dopo Parmenide, quando il
pensiero greco, invece di considerare soltanto l'essere, ha evocato il
divenire inteso come la dimensione visibile dove le cose provengono dal
niente e ritornano nel niente, dopo essersi trattenute provvisoriamente
nell'essere. Il divenire diventa l'oscillazione delle cose tra l'essere e
il niente: ma Severino, sull'onda dell'insegnamento parmenideo, nega
l'esistenza stessa del divenire.

Fonte.
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