Caffè Filosofico
"Lasciamo da parte quella melensa definizione della filosofia come amore della sapienza che porta lontano dal significato autentico della filosofia. Philos vuol dire aver dinanzi qualcosa di cui si ha cura come di se stessi". (Emanuele Severino, 21-09-2008 Festival di Filosofia a Modena)

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Gio Apr 03, 2008 12:20 am

INTRODUZIONE. Perché questo libro.

È del tutto inutile scrivere un libro. A meno che tu non sappia che devi scriverlo oppure impazzire e morire.
R. DAVIES

Questo libro è dedicato a tutti quelli che non hanno le idee chiare. Come me. E che pertanto non hanno ancora capito a che accidenti servono i filosofi. È un volume di filosofia, che sta però al Pensiero come una ritmica R & B sta a un blues o come un maglione a collo alto a una grisaglia scura, insomma: non vuole sottolinearlo ma dargli un po' di brio e sdrammatizzarlo. Il suo obiettivo dunque è modesto ma, allo stesso tempo, ambizioso. Modesto perché vuole avvicinare alla materia quelli che ne sono rimasti per troppo tempo lontani, nell'erronea convinzione che la sua conoscenza sia riservata agli addetti ai lavori. Ambizioso perché spero che possa diventare un punto di riferimento per tutti coloro che vogliano affrontare la Filo (mi piace chiamarla confidenzialmente così) in modo informale, con un approccio dinamico, oltreché storico. Per farlo, sappiate però che prima bisogna vincere alcune riluttanze. Come quella di soffermarsi ogni tanto su qualche pagina, per carpirne il valore più segreto. Occasionalmente si dovrà anche andare alla ricerca di qualche parola (poche, peraltro), il cui significato al momento potrebbe sfuggire, ma una volta ottem-
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perate queste piccole formalità, queste pagine potranno risultare persino di una qualche utilità pratica, per risolvere alcune delle nostre attuali perplessità esistenziali.
Come scoprirete tra breve, nella stesura di questo libro ho cercato di utilizzare una suddivisione per paragrafi. Perché? Beh, perché voi lettori, possiate entrare nella biografia del filosofo e da questa possiate essere accompagnati nel suo "pensiero", scoprirne il "passo falso", apprezzarne il "pensiero stupendo", conoscerne la "fortuna", immaginarne i "motivi di sottofondo" e le "visioni possibili", sino a quando il "giudizio complessivo" non vi inviti a riassumerne le riflessioni, con l'augurio che la "premessa" e il "test attitudinale" vi spingano a "filosofare" un po', in sua compagnia. Non ho scritto frasi lapidarie del tipo: "nato nel 1899, morto nel 1990, tanti saluti", solo perché, oltre a non essere nel mio stile, sarebbe stato irriconoscente nei loro confronti. Non si tratta infatti di sapere se fu Aristotele a far fuori Alessandro Magno, o se Kant fosse o meno omosessuale, ma piuttosto di capire come tante meraviglie di cervelli non siano comparse da sole, un bel giorno, sulla superficie della terra, ma come invece siano cresciute nei loro ambienti, con chi parlassero o studiassero, e chi e perché ne contrastasse (o assecondasse) i propositi. Ho dunque cercato di avvicinarmi a questi pensatori in modo dialettico e propositivo, affinché la vicinanza dei pensieri altrui mettesse in moto i propri: perché la filosofia non è la rivelazione che alcune persone particolarmente intelligenti fanno ad altre, assai meno sapienti, del "senso della vita" (stupido pregiudizio "colonialista"), ma un dialogo tra persone che diventano complici, mentre ricercano insieme "il senso delle cose". Da queste non secondarie osservazioni ha preso origine il pensiero dei filosofi.
Ho successivamente cercato di condensare in due o tre pagine il percorso di individui che hanno impiegato una vita intera a elaborare il loro punto di vista e a difenderlo. Non è stato facile. Né forse giusto. Ma necessario per rendere
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più chiare le loro riflessioni, tenendo sempre presente che queste hanno la peculiarità di rappresentare il punto di vista di un filosofo e non quello di un "terzino fluidificante" o di un "pilone", sia detto con rispetto per il mondo del calcio e per quello del rugby, che amo entrambi. Essendo poi la voce "pensiero", tra le tante, la più tosta, vi suggerisco di leggerla per ultima o di saltarla temporaneamente, affrontandola solo quando avrete veramente voglia di entrare nella testa di quel particolare filosofo, magari dopo aver letto tutti gli altri paragrafi. Il "pensiero", a quel punto, vi sembrerà più facile e può darsi che la sua metabolizzazione vi faccia venir voglia di rileggere un'altra volta le voci che gli fanno da corollario.
Un lavoro paziente di ricerca mi ha permesso di assegnare a ogni pensatore, arbitrariamente (ma non troppo), alcuni film e una scaletta mirata di brani musicali: quest'operazione mi ha consentito di ricostruire nella memoria e di rivedere e/o riascoltare brani e spezzoni che avevo perso di vista (e di audio). Di questo vi sono indirettamente grato. Vi esorto a fare la stessa cosa, oggi che Internet, i dvd e i vari processi di scaricamento e di masterizzazione (quelli legali) lo rendono possibile. Perché l'ho fatto? Forse perché mi auguro che leggere di filosofia, tra qualche anno, diventerà un passatempo "fichissimo" e mi piace credere che, in un giorno non lontano, un ragazzo/a se ne andrà in camera, s'infilerà la cuffia e ascolterà, dopo la lettura del libro, le canzoni che io ho cercato di segnalargli e i film che gli ho consigliato di vedere e che ritengo utili per arricchire la comprensione emotiva del filosofo. Sono convinto, infatti, che più grande è la voglia di comprendere lo spirito di un pensatore, maggiore sarà il risultato.
Oggi le cose stanno ancora in modo diverso e s'incontrano non poche persone che, quando sentono nominare il termine "filosofia", ti rispondono che "purtroppo non l'hanno studiata a scuola" e, se l'hanno studiata, che "non l'hanno approfondita in seguito", a dimostrazione e conferma di
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[justify]quanto i pregiudizi che considerano la filosofia come una semplice "materia scolastica" siano duri da sfatare e di come la scuola sia avulsa dal resto della vita, come a dire: "Sì, studiavo la 'conoscenza' e i meccanismi che chiariscono 'il senso della vita' a sedici anni, ma che diavolo potrei farmene ora che ne ho ormai venticinque, trenta, quaranta, cinquanta, ecc.?”. A questo proposito voglio andare controcorrente e dire che la filosofia, per questo e altri motivi, non andrebbe studiata a scuola, ma affrontata come la psicanalisi o la psicologia, non appena si diventa più grandi: "Vuoi conoscerla? Pensi che possa esserti utile? Bene, acquista riviste sull'argomento, vai da uno specialista, iscriviti a un corso e incontra il Pensiero nella sua forma più alta". Occupazione che un ragazzo di quattordici anni può non condividere appieno. Ma se il mondo fosse logico, noi maschi cavalcheremmo all'amazzone (a chi fosse sfuggito il senso: è per via degli ammennicoli che ci orlano il cavallo. Quello dei pantaloni.)
Ho un'ultima confessione da farvi: spero mi perdonerete ma ho reinterpretato alcuni passi della biografia di alcuni pensatori, addizionandoli con una minima dose di libertà soggettiva (azzarderei un "tre per cento", ossia una percentuale davvero minima, e sfido qualsiasi critico-esegeta-ermeneuta a dimostrare scientificamente il contrario. Ma era giusto dirvelo.)
Ricapitolando, dunque, vorrei che la vostra lettura fosse "attiva" e per questo l'ho infarcita di considerazioni curiose e, sempre per questo, ho messo in rilievo alcuni aspetti paradossali delle vicende dei nostri amati filosofi. Se posso permettermi: mi piacerebbe che voi prendeste l'abitudine di consultare questo libro occasionalmente, come se fosse un manuale. Oppure che lo leggeste tutto di fila, come se fosse un romanzo. In fondo, entrambe le componenti vi sono ampiamente contenute. Tuttavia, personalmente, credo che questo libro vada affrontato a dosi omeopatiche, quando viene voglia, aprendolo a caso e seguendo l'ispira-
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zione del momento. A ogni modo, sia chiaro: niente e nessuno vi impedisce di leggerlo, come e quando vi pare. Non aggiungerò, infine, che ho scritto questo libro per procurare felicità a qualcuno, perché non c'è limite all'infelicità che gli uomini si procurano, in nome della felicità. Spero, piuttosto, che voi ne procuriate un po' alla mia persona, acquistandolo e facendolo acquistare, prestandolo anche, ma soprattutto leggendolo.
Infine, non mi resta che augurarmi che vogliate considerare questo libro, empiricamente, come un piccolo strumento di conoscenza: a un paracadutista non importa infatti che la caduta libera da ventimila metri sia stata resa possibile da qualche altro virtuoso. Vuole essere lui ad affrontare in prima persona il lancio: il che equivale a dire che ha importanza il passato, ma conta soprattutto l'esperienza personale che ognuno di voi, attraverso questi pensatori potrà procurarsi in proprio, perché ogni nuovo traguardo è un esperienza da brivido, è un passo oltre i propri limiti, che apre nuovi orizzonti alla planimetria della propria identità. Fatte queste doverose avvertenze, non mi rimane che augurarvi buona lettura, confessandovi che non ho mai capito quei libri che invitano a interessarsi alla filosofia in maniera fredda e dottorale. Alla fine, tutto sommato, chi può assicurare che il gelo sia più appropriato del calore, per parlare di filosofi & filosofia? Ci sono forse, motivi sconosciuti di origine termica? Per quale motivo la comprensione delle cose che riguardano la nostra vita dovrebbe essere fredda e distante? Bacone e Cartesio, entrambi razionalisti, gelarono, è vero: uno morì congelando polli e l'altro di polmonite, tenendo lezione di "filo" a Cristina di Svezia, nella gelida sala delle udienze del freddissimo palazzo reale: che dire, forse questo è il rischio che si corre, quando si è troppo razionali. Vi invito pertanto a una lettura appassionata, affinché l'incontro con alcune tra le menti più interessanti del secolo scorso, che appena "ieri" avremmo definito "nostro", avvenga in modo caldo, così che il Novecento e
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la sua filosofia possano dire di avervi avuto come "complici": perché è di complici che ha bisogno il mondo che ci prepariamo ad affrontare: i semplici "lettori", sappiatelo, ormai non bastano più.
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