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"Lasciamo da parte quella melensa definizione della filosofia come amore della sapienza che porta lontano dal significato autentico della filosofia. Philos vuol dire aver dinanzi qualcosa di cui si ha cura come di se stessi". (Emanuele Severino, 21-09-2008 Festival di Filosofia a Modena)

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2. Introduzione - Perché la filosofia

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Gio Apr 03, 2008 12:44 am

La mia forza è quella di non aver mai trovato una risposta a niente
E.M. CIORAN

Ogni volta che scrivo un libro di filosofia, qualcuno mi chiede di spiegare "che cos'è la filosofia" in poche parole, e io dico semplicemente che serve a comprendere meglio la vita. Tutto qui. Volendo essere un po' più fantasiosi, una spiegazione potrebbe essere questa: molti secoli fa, arrivò un'epoca in cui il mondo, a causa del suo ossessivo ripe-tersi, dimenticò lo scopo per cui esisteva e perse la capacità di organizzarsi da sé; le cose andavano messe di nuovo in ordine e qualcuno doveva assumersene il compito. I filosofi si fecero avanti e dissero "eccoci qua!". Da allora in poi, se ne sono approfittati tutti, e dai tempi dei tempi la vita è andata avanti in questo modo. Perché noi esseri umani, dopo un po', diamo talmente per scontato quello che facciamo, da non pensarci più e cadere nel vortice dell'abitudine.
Forse uno dei tanti compiti della filosofia è quello di mettere in discussione, periodicamente, le nostre convinzioni, per sostituirle con delle nuove, argomentate da motivazioni più convincenti. Per questo Aristotele disse che la filosofia è soprattutto "stupore": cioè la capacità di meravigliarsi per quello che gli altri giudicano "normale". O che non giudicano affatto. Da allora in poi, molti pensatori si sono alternati alla "guida" del nostro caro e vecchio Occidente: alcuni si sono definiti "razionalisti", ossia seguaci in tutto e per tutto della ragione e di quello che ci mostra; altri si sono dichiarati "scettici", mostrando di dubitare forte-
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mente di quello che la ragione pretende di comprendere; altri invece si sono definiti "relativisti", contrari dunque alle verità assolute e credenti in verità relative, costituite da fatti e da considerazioni particolari; c'è poi chi s'è definito "irrazionalista", dichiarandosi a favore di una forma di conoscenza superiore, molto più intuitiva e diretta, che arriva a cogliere la "verità" attraverso una rivelazione e senza l'aiuto del ragionamento. Qualcun altro è arrivato persino a sostenere che gli esseri umani siano parlati e "governati" dal linguaggio, e che pertanto non possiedano alcuna libertà autonoma.
E giorno dopo giorno, per millenni, pensatori geniali e fantasiosi si sono succeduti ritmicamente sul "palco delle ipotesi". In un alternarsi di numeri, esibizioni e correnti che hanno scandito la Storia del Pensiero Occidentale e che, dalle ingenue ma coraggiose affermazioni dei Tre "Minchionici" di Mileto (Talete, Anassimene, Anassimandro), sono approdati, duemilacinquecento anni dopo, ai propositi "falsificazionisti" di Popper, da cui prende il titolo questo libro. Secondo la sua ottimistica visione, la filosofia servirebbe soprattutto a farci scoprire li errori delle nostre impostazioni mentali e a correggerli finché si è in tempo, per fare in modo che la nostra partita di "flipper", in questo mondo pieno di insidie, ma anche di fantastiche sorprese, finisca nella miglior maniera possibile, senza fare subito "tilt" ma collezionando al contrario, oltre ai "bonus", il maggior numero di punti possibile, e soprattutto cercando di non finire subito in buca. Un filosofo sconosciuto disse che la filosofia è la migliore "amica della conoscenza" e che dunque, per frequentarla, è necessario prendersi cura del "proprio se stesso"un perfetto sconosciuto, che molti di noi non hanno ancora incontrato e che solo la filosofia aiuterebbe a trovare. Per quello che mi riguarda, io continuo a credere al mio professore del liceo che mi diceva: "Se devi chiedere in continuazione che cos'è la filosofia, allora vuol dire che non la conoscerai mai".
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