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VI MEDITAZIONE (a)

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Gio Mag 01, 2008 2:13 pm

1. Mi rimane da esaminare ora se esistano le cose materiali. E già come minimo so che quelle, in quanto sono l'oggetto della pura Mathesis, possono esistere, dal momento che le percepisco in maniera chiara e distinta. Non è infatti dubbio che Dio sia capace di fare tutte quelle cose che io sono capace di concepire in questo modo; e non ho mai giudicato che alcune cose non potessero essere fatte da lui, se non per il fatto che non potevano essere da me percepite in maniera distinta. Inoltre dalla facoltà di immaginare, della quale so per esperienza di potermi servire, quando mi applico alla considerazione delle cose materiali, sembra conseguirne che esistano. Se considero in maniera più attenta cosa sia l'immaginazione, [72] non sembra essere nient'altro che una applicazione della facoltà conoscitiva al corpo che le è intimamente presente e che, quindi, esiste. 2. Perché ciò sia chiaro in primo luogo esamino la differenza che c'è tra l'immaginazione e la pura intellezione. Infatti, ad esempio, quando immagino un triangolo, non soltanto lo concepisco come una figura formata e compresa da tre linee, ma anche queste tre linee le vedo come presenti per la forza e la vista interiore della mia mente; e questo è quello che chiamo immaginare. Se poi volessi pensare alla figura di un chiliagono, certo ugualmente bene comprendo che è una figura formata da mille lati, allo stesso modo in cui comprendo che un triangolo è una figura formata da tre lati; ma non nello stesso modo immagino quei mille lati, o li vedo come se fossero presenti. Sebbene possa rappresentarmi forse confusamente una qualche figura, per la consuetudine di immaginare sempre qualcosa, ogni qual volta penso ad una cosa corporea, è chiaro tuttavia che essa non è un chiliagono, perché in nulla è diversa da quella che mi rappresenterei se pensassi ad un miriagono o a qualsiasi altra figura di molti lati; e non giova in alcun modo per conoscere quelle proprietà, per le quali il chiliagono è differente dagli altri poligoni. Se poi il problem concerne un pentagono, posso certo comprendere la sua figura, come la figura di un chiliagono, anche senza l'aiuto dell'immaginazione; ma posso anche immaginarla, applicando l'acutezza della mente ai suoi cinque lati, e nello stesso tempo all'area che vi è contenuta. Qui manifestamente comprendo che mi è necessario [73] per immaginare un certo sforzo dell'animo, di cui non mi servo per comprendere: e questo particolare sforzo dell'animo dimostra chiaramente la differenza tra l'immaginazione e l'intellezione pura. 3. Inoltre considero che questa forza di immaginazione che è in me, in quanto è differente dalla forza di comprendere, non è necessaria alla mia essenza, cioè della mia mente; ed infatti anche se non l'avessi affatto, senza dubbio nondimeno rimarrei quello stesso che ora sono; donde ne consegue che essa dipende da una qualche cosa diversa da me. Comprendo facilmente che se esistesse un corpo a cui la mia mente sia così congiunta da applicarsi a investigarlo a suo piacere, può accadere che attraverso questo stesso mezzo immagini la realtà corporea; in maniera tale che questo modo di pensare soltanto in questo differisca dalla pura intellezione, che la mente, mentre comprende, si volge in qualche modo a se stessa e guarda qualcuna delle idee che si trovano in essa; mentre immagina, invece, si volge al corpo e vede in esso qualcosa conforme all'idea, sia che essa l'abbia concepita di per sé o percepita attraverso i sensi. Facilmente, dico, comprendo che l'immaginazione può essere così provocata, ammesso che il corpo esista; e poiché nessun altro modo uguaente conveniente mi soccorre per spiegarla, comprendo da ciò che probabilmente il corpo esiste, ma soltanto probabilmente; e sebbene investighi tutto con accuratezza, tuttavia non intuisco che da questa idea distinta della natura corporea, che trovo nella mia immaginazione, si possa trarre alcuna prova, che necessariamente dimostri l'esistenza di un qualche corpo. 4. [74] Sono solito poi immaginare molte altre cose, oltre a quella natura corporea, che è oggetto della pura Mathesis, come i colori, i suoni, i sapori. il dolore e cose simili, ma nessuna così distintamente; e poiché queste cose le percepisco meglio per mezzo dei sensi, dai quali sembrano essere giunte alla immaginazione grazie alla memoria, per parlare con più agio di esse, allo stesso modo bisogna discutere anche del senso, e vedere se da quelle cose che sono percepite attraverso questo modo di pensare, che chiamo sentire, posso avere una qualche prova certa riguardo alla esistenza delle cose corporee. 5. Prima di tutto qui richiamerò alla mia memoria quali mai siano le cose che prima ho ritenuto vere, in quanto percepite dalla sensibilità, e su quali motivi si sia basata la mia credenza; quindi esaminerò anche le cause per cui sono stato poi obbligato a rimetterle in dubbio; ed infine considererò che cosa ora debba credere di esse. 6. In primo luogo dunque mi sono accorto di avere un capo, delle mani, dei piedi e le altre membra, di cui è formato questo corpo, che consideravo come una parte di me, o forse anche come tutto me stesso; e mi sono accorto che questo corpo si trova insieme a molti altri corpi, da cui può ricevere vari benefici o danni, e questi benefici li individuavo con un certo sentimento di piacere, mentre i danni con un sentimento di dolore. Poi, oltre al dolore e al piacere, sentivo anche in me la fame, la sete ed altri desideri di tal genere; ed inoltre alcune inclinazioni corporee alla gioia, alla tristezza, all'ira, ed altri sentimenti simili; fuori poi, oltre all'estensione dei corpi e alle figure [75] e ai movimenti individuavo anche in essi la durezza, il calore ed altre qualità dipendenti dal tatto, ed inoltre la luce, i colori, gli odori, i sapori e i suoni, per mezzo della varietà dei quali distinguevo a sua volta il cielo, la terra, i mari e gli altri corpi. Certo non senza ragione, considerando le idee di tutte queste qualità che si offrivano al mio pensiero, e che sole sentivo propriamente e immediatamente, ritenevo di sentire alcune cose del tutto diverse dal mio pensiero, cioè i corpi da cui provenivano queste idee. Avvertivo infatti, per esperienza, che esse sorgevano in me senza nessun consenso da parte mia, cosicché non potevo avvertire nessun oggetto, per quanto lo volessi, se non fosse stato presente all'organo di senso; e d'altra parte non potevo non sentirlo quando l'oggetto era presente. E poiché le idee percepite con i sensi risultavano molto più chiare ed evidenti, ed in qualche modo anche più distinte, di tutte quelle che io stesso mi rappresentavo meditando nella pienezza delle mie falcoltà mentali, o avvertivo impresse nella mia memoria, sembrava che non fosse possibile che derivassero da me stesso; e quindi rimaneva da ammettere che derivassero da cose diverse. E poiché non avevo alcuna notizia da altra fonte di queste cose al di fuori di queste stesse idee, non mi poteva venire in mente null'altro se non che quelle cose fossero simili alle idee. Poiché inoltre mi ricordavo di avere usato prima i sensi che la ragione, e vedevo che le idee, che io stesso mi rappresentavo, non erano tanto chiare quanto quelle che percepivo con i sensi, e spesso le prime erano composte da parti delle seconde, mi persuadevo facilmente di non avere nessuna idea nell'intelletto che non l'avessi prima nel senso. Non senza ragione infatti ritenevo che quel corpo, che per un qualche speciale diritto chiamavo mio, [76] mi appartenesse più che alcun' altra cosa. Non potevo infatti mai dividermi da quello, come dagli altri corpi; avvertivo in esso e per mezzo di esso tutti i desideri e le affezioni; ed inoltre avvertivo il dolore e gli stimoli del piacere nelle sue parti, non in altre parti poste fuori di esso. Perché, poi, da questo indeterminato sentimento del dolore ne consegua una qualche tristezza dell'anima, e dal solleticamento del piacere una qualche gioia, o perché quella non so che stimolazione dello stomaco, che chiamo fame, mi spinga ad assumere cibo, la secchezza della gola mi spinga bere, e così riguardo alle altre cose: non avevo certo nessun altro motivo, se non che sono indotto a fare così dalla natura. Non vi è infatti assolutamente nessuna affinità (almeno per quello che posso capire) tra questa stimolazione dello stomaco e la volontà di prendere il cibo, oppure tra la sensazione di una cosa, che porta dolore, e il pensiero della tristezza nata da questa sensazione. Ma mi sembrava di avere appreso dalla natura anche tutte le altre cose che giudicavo riguardo agli oggetti dei sensi: ed infatti ero persuaso che esse si formassero in me in questo modo, prima ancora di avere esaminato un qualche motivo che potesse provare ciò. 7. Ma poi molte esperienze, a poco a poco, hanno distrutto ogni fiducia che avevo riposto nei miei sensi; infatti talvolta le torri, che mi erano sembrate rotonde da lontano, da vicino mi apparivano quadrate, e statue grandissime, che stavano nell'alto di esse, apparivano piccole viste da terra; ed in innumerevoli altri fatti di tal genere trovavo che i giudizi, formati sui sensi esterni, erano errati. E non solo i giudizi basati sui sensi esterni, ma anche quelli basati sui sensi interni [77]; infatti che cosa ci può essere di più intimo del dolore? Eppure ho sentito dire talora da quelli, a cui era stato tagliato un braccio o una gamba, che sembrava loro ancora qualche volta di sentire il dolore in quella parte del corpo di cui erano privi; perciò anche a me non sembrava abbastanza certo che un membro mi dolesse, sebbene sentissi in esso il dolore. A queste cause di dubbio ne ho aggiunte poco fa altre due generalissime; la prima era che non ho mai creduto di poter sentire da sveglio ciò che non possa pensare di sentire qualche volta anche mentre dormo; e poiché quelle cose che mi sembra di sentire durante il sonno, non credo che mi provengano da cose poste fuori di me, non capivo perché dovessi credere piuttosto ciò riguardo a quelle cose, che mi sembra di sentire quando sono sveglio. La seconda causa era che, quando ancora ignoravo l'autore della mia origine, o almeno quando immaginavo di ignorarlo, mi sembrava che nulla si opponesse a che io fossi così predisposto dalla natura ad ingannarmi, anche in quelle cose che mi sembravano le più vere. E quanto alle ragioni, per le quali prima mi ero persuaso della verità delle cose sensibili, non trovavo difficoltà a respingerle. Poiché mi sembrava di essere spinto dalla natura a molte cose, che la ragione mi dissuadeva dall'accettare, non ritenevo che si dovesse dare molta fiducia agli insegnamenti della natura. Sebbene poi le percezioni dei sensi non dipendessero dalla mia volontà, non perciò ritenevo che si dovesse concludere che queste idee derivino da cose da me diverse, perché forse in me stesso vi può essere una qualche facoltà che le provoca, sebbene non sia ancora da me conosciuta. 8. Ora poi, dopo che comincio a conoscere meglio me stesso e l'autore della mia origine, non ritengo certo che tutte le cose, che sembra mi provengano dai sensi, debbano essere ammesse senza riflettere, [78] ma che neppure tutto debba essere generalmente revocato in dubbio. 9. In primo luogo, poiché so che tutte le cose che comprendo in maniera chiara e distinta possono essere fatte da Dio quali io le comprendo, basta che possa concepire in maniera chiara e distinta una cosa senza l'altra, perché sia certo che l'una sia diversa dall'altra, giacché possono essere poste separatamente almeno da Dio; e non importa da quale potenza derivi questa separazione, perché io sia spinto a giudicarle diversamente; quindi, per il solo fatto che so di esistere e per il fatto che comprendo che niente altro assolutamente è così pertinente alla mia natura o alla mia essenza, se non che io sono una cosa che pensa, concludo giustamente che la mia essenza consiste in questa cosa sola, che sono una cosa che pensa. Sebbene forse (o piuttosto, come dirò poi, sicuramente) so che ho un corpo, che è congiunto a me in maniera fortissima, poiché tuttavia da una parte ho l'idea chiara e distinta di me stesso, in quanto sono soltanto una cosa che pensa, e non una cosa estesa, e dall'altra parte ho un'idea distinta del corpo, in quanto è cosa solo estesa, e non pensante, è certo che io in realtà sono distinto dal mio corpo, e posso esistere anche senza di esso. 10. Inoltre trovo in me delle facoltà di pensare tutte particolari e distinte da me, come le facoltà di immaginare e di sentire, senza le quali posso comprendere tutto me stesso in maniera chiara e distinta, ma non vicerversa quelle senza di me, cioè senza una sostanza intelligente alla quale siano attaccate: infatti includono una qualche forma di intellezione nel loro concetto formale; donde comprendo che esse sono distinte da me, come le modalità da una cosa. Riconosco anche alcune altre facoltà, come quella di mutare luogo, o di assumere varie forme, e simili, che pure come le precedenti, [79] non possono essere comprese al di fuori di una qualche sostanza alla quale siano attaccate, e neppure quindi possono esistere senza di essa: ma è manifesto che esse, se pure esistono, devono essere attaccate ad una sostanza corporea od estesa, ma non intelligente, perché certo una qualche estensione, ma non certamente una qualche intellezione, può essere contenuta nel chiaro e distinto concetto di esse. E poi in me vi è una qualche passiva facoltà di sentire, cioè di recepire e di conoscere le idee delle cose sensibili, ma di essa non potrei fare nessun uso, se non esistesse anche una qualche facoltà attiva, o in me o in un altro, una facoltà capace di produrre o di provocare queste idee. Eppure certo questa facoltà attiva non può essere in me, perché non presuppone assolutamente alcuna intellezione, e sebbene io non vi cooperi, o addirittura la mia volontà vi si opponga, tuttavia queste idee mi sono sovente rappresentate; e quindi rimane che questa facoltà sia in una qualche sostanza diversa da me; e poiché in essa ogni realtà, che è obiettivamente nelle idee prodotte da questa facoltà (come ho già fatto notare prima), deve essere contenuta sia formalmente che eminentemente, o questa sostanza è un corpo, cioè una natura corporea, nella quale certo sono contenute formalmente tutte le cose che sono oggettivamente nelle idee; o certamente è Dio, o qualche altra creatura più nobile del corpo, nella quale sono contenute eminentemente.Ma, dal momento che Dio non è un ingannatore, è assolutamente manifesto che egli non per opera sua, immediatamente, immette in me queste idee e neanche mediante l'opera di qualche creatura, in cui la loro realtà oggettiva sia contenuta non formalmente, ma solo eminentemente. Poiché non mi ha dato assolutamente nessuna facoltà per conoscere ciò, ma al contrario una grande [80] propensione a credere che esse siano provocate dalle cose corporee, non vedo in qual modo si potrebbe capire che egli non è un ingannatore, se queste idee venissero emesse da un'altra fonte piuttosto che dalle cose corporee. E quindi le cose corporee esistono. Tuttavia tutte queste forse non sono tali, quali le afferro con il senso, poiché questa comprensione dei sensi è in molti punti assai oscura e confusa; ma almeno vi sono in esse tutte quelle cose che capisco in maniera chiara e distinta, cioè tutte le cose che, guardate generalmente, rientrano nell'oggetto della pura Mathesis.
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