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Cap. 9. Quando il lavoro non funziona - Il conflitto

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo il Dom Mar 23, 2008 2:00 pm

Tra persone riunite assieme, non mancheranno mai differenze e conflitti. Questo vale per le squadre sportive, i partiti politici, il personale accademico, gli ordini religiosi, il personale di un ufficio. Infatti, siccome di solito non si scelgono le persone con cui si lavora, è indispensabile uno sforzo in più per un buon funzionamento dell'équipe, esattamente come con le famiglie.
Non mancano però gli aspetti positivi, nel senso che la comunanza di propositi, frutto dell'operare per raggiungere le stesse mete, contribuisce a far girare gli ingranaggi. Come abbiamo appreso da Hobbes nel capitolo 6 (in cui si è parlato del mantenimento dei rapporti), il fatto di disporre di un'autorità esterna alla quale si è con-venuto di rimettersi, costituisce un elemento fondamentale per il mantenimento della pace.
Ciò può significare semplicemente tener conto della struttura gerarchica, ma per ottenere i risultati migliori è necessario un più elevato sentimento del dovere. Chiunque legga, su tutte le comunicazioni interne dell'ufficio, un "p.c. signor Rossi", condivide una sorta di legame, ma il nesso più saldo proviene dall'essere partecipe di uno sforzo comune inteso a costruire una casa, educare un figlio, bonificare paludi, rispettare la quota vendite. La presenza di un potere esterno che incuta timore reverenziale, come ha scritto Hobbes, può evitare la guerra. Ma non contare sull'armonia: avere aspettative realistiche, non idealistiche, aiuta a mantenere un punto di vista filosofico di fronte ai problemi che si pongano.
Jean Jacques Rousseau sosteneva che gli uomini sono sostanzialmente buoni ma corrotti dalla civiltà (per esempio trasfomati in esseri politici). In stato di natura, sosteneva il filosofo, non ci corromperemmo: è l'idea del "buon
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selvaggio" di Rousseau. Questi e gli altri romantici si ribellavano alla società autoritaria, e può essere una tentazione credere che saremmo migliori se solo non dovessimo vivere in un mondo civilizzato. Di questi tempi, gli americani fanno proprio a tutti i livelli l'esperimento di Rousseau: ne-gli Stati Uniti c'è una diffusa inciviltà. Forse che questo rende la gente migliore? Se i discendenti postmoderni di Rousseau riescono a trasformare i cittadini degli Stati Uniti in barbari illetterati, incolti – e hanno già compiuto grandi passi avanti in questo senso – avremo la riprova che Rousseau sbagliava di grosso. La strada da lui indicata porta non all'Eden, ma all'anarchia.
Aristotele sosteneva che gli esseri umani sono innatamente animali politici, e se aveva ragione, come io credo, ci sarà sempre politica, ivi compresa quella in un ufficio – finora, probabilmente, politica da cavernicoli. Un dibattito fruttuoso non è volto a stabilire se siamo o meno animali politici, bensì quale tipo di civiltà offra ai suoi cittadini esistenze migliori.
«L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene.»
-JEAN JACQUES ROUSSEAU -
«L'uomo è per natura un animale politico.»
-ARISTOTELE –
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Admin - AnnaGarofalo
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