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Si può mangiare con la filosofia?

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Messaggio Da Admin - AnnaGarofalo Ven Nov 04, 2011 10:57 am

Si può mangiare con la filosofia? Arton21115
A Bologna il Jobmeeting sul mercato del lavoro delle lauree umanistiche. Clicca per leggere la notizia dell'evento.

In un Paese che ha un forte passato umanistico e un debole presente e futuro tecnologico, pare che abbia bisogno, per colmare il suo gap rispetto a Paesi più forti, ma anche rispetto agli emergenti, di nuovi esperti nelle materie scientifiche.
Almeno è questo che richiede il mercato del lavoro.
Non bisogna nascondere il fatto che spesso laurea umanistica è però anche sinonimo di poca preparazione e improvvisazione in genere e quindi, talvolta pare non sia davvero una vera laurea o così sembra, rispetto alla considerazione che ha per i reclutatori delle imprese. Purtroppo non sempre hanno torto, poiché il percorso per raggiungere la laurea umanistica è non di rado più semplice, poiché è minore la percentuale di bocciature e voti bassi, ma è anche comprensivo di diverse scorciatoie, come l'assenza della propedeuticità (poiché non si è costretti a fare gli esami secondo un ordine rigido), un ventaglio nutrito di esami complementari (già in genere più semplici) tra i quali volendo scegliere di inserire nel piano di studi gli esami dove è più facile passare.
Ma accanto a chi ha preso la laurea con uno o più aiutini e per questo hanno scelto la laurea umanistica (spesso anche come ripiego dopo non essere riusciti in quelle scientifiche) ci sono diversi professionisti di alto o altissimo livello che non hanno davvero nulla da invidiare a chi è laureato con le materie scientifiche. Tutt'altro. Sono professionisti che hanno studiato a fondo, si sono documentati, hanno fatto viaggi all'estero e parlato anche con diversi esperti della materia. Spesso hanno una genuina e travolgente passione per la loro materia di studi e se sono riusciti a diventare insegnanti, la comunicano già con la luce dei loro occhi, oltre che per la qualità dei contenuti trasmessi. Se invece sono riusciti a entrare nell'azienda in ruoli manageriali o come facilitatori, sono in grado di conferire all'azienda una visione di insieme sia dei problemi sia delle prospettive future e di aprire nuovi e più grandi e creativi orizzonti di crescita e implementazione.
Ma il nostro Paese spesso tende a fare di tutta l'erba un fascio. Lo fa perché risparmiare tempo e (quindi anche) denaro, ma lo fa anche per un certo atteggiamento facilone che è causa, tra gli altri, della situazione in cui ci troviamo. Non da ultimo da sempre chi ci governa non si preoccupa mai di potenziare e ottimizzare le eccellenze di cui è ricca, già per la sua storia e tradizione, ma le indebolisce e mortifica nella frenesia di rincorrere chi è già troppo avanti di noi in ambiti difficilmente raggiungibili con un balzo. Ovviamente è giusto investire per colmare il gap in campi in cui siamo più deboli rispetto agli altri Paesi, ma non certamente a scapito di altri in cui saremmo secondi a pochi. E' un atteggiamento che già a livello di management si rivela non solo fallimentare nel piccolo, ma molto rischioso in maniera complessiva. Anche un laureato in materie scientifiche lo sa.
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